Maria Stella Barberi (Messina)
La discesa agli inferi di Dante (e di Empedocle) in Inferno XII, 34-45
Il XII dell’Inferno, il solo canto di tutta la Commedia in cui Dante non dice una parola, nel quale dominano la geografia pietrosa, i miti antichi del Minotauro e dei Centauri, il manifestarsi di forze e passioni tiranniche, è pure quello in cui più chiaramente che altrove il Poeta attribuisce all’evento della croce il potere di “aprire uno spazio”. Difficile dire se Dante aderisca alla tradizione (presente soprattutto nella chiesa d’oriente) che collega la discesa agli inferi alla resurrezione o se invece la consideri come facente parte ancora del mistero della morte del Figlio di Dio (secondo la tradizione più diffusa nel medioevo e nella mistica occidentale). Ma l’apertura di quello spazio potrebbe stare ad indicare che proprio qui si gioca e si decide una partita apocalittica per la presa di possesso redentiva dell’umanità.
